Home Forum Servizi sociali e digitale 2 L’innovazione sociale digitale quale ponte per favorire l’inclusione sociale

Questo argomento contiene 3 risposte, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da  davide Itineraria 2 anni, 1 mese fa.

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    agendadigitale
    Amministratore del forum

    Sintesi delle idee e delle proposte emerse dall’incontro del 6 marzo 2017 Il digitale per il miglioramento e lo sviluppo dei servizi sociali

    Inquadramento:

    Nel contesto universitario il primo aspetto da sottolineare è l’investimento sulle politiche inclusive, più che concentrarci su persone che hanno difficoltà e disabilità, dovremmo pensare anche alla riduzione del numero studenti per povertà.

    I disabili alle superiori sono il 2%, all’università l’0,8 % questo dato può ridurre l’investimento nelal formazione universitaria percepita come contesto distante.

    Concentrazione su certi Cds di area sociale piuttosto che hard science, questo è un limite e si tratta di una distorsione grande; quindi non si è operato adeguatamente sul dare informazioni del contesto universitario inoltre i familiari di queste persone respirano la stessa aria. Abbiamo anche lavoratori con disabilità

    Favorire una cultura centrata sull’inclusione quindi favorire atteggiamenti inclusivi di chi sta bene per avere relazioni quindi eterogeneità (disabilità molto diverse, motorie, patologie degenerative, tumori); tutti fenomeni che si intersecano e aumentano la variabilità. Sviluppare la capacità di potenziare l’inclusione quindi importanti investimenti sia della ingegneria che si occupa di Robotica e tecnologie accessibili, sia della matematica che si occupa di soluzioni per l’accessibilità. Anche le scienze naturali hanno conoscenze che favoriscono l’inclusione e il Beni culturali sono da tempo attenti al tema  dell’accessibilità

    Queste conoscenze sono utili a delineare strategie di inclusione.

    Atteggiamento dovrebbe mirare alla salvaguardia dei diritti delle persone e alla società superdiversa e complessa; le tecnologie sono mezzi che vanno stimolati da ragionamenti di ampio respiro.

    Quanto uso nuove tecnologie porta via posti di lavoro a persone disabili che sono già a rischio, ma anche a altre fette della popolazione (ad esempio quel 10% di lavoratori lontani da performance di eccellenza) quindi dobbiamo pensare e ragionare assieme. Da una riunione all’università di gruppo interdisciplinare  (ingegnere, matematico, giurista, psicologo, esperto disabilità cognitivo visiva, uditiva, ecc) sono emersi diversi aspetti del tema che hanno mostrato anche i diversi punti di vista legati alle conoscenze e agli ambiti applicativi:

    • Agenda Digitale è un braccio armato dell’inclusione, rimane comunque il rischio di andare a spot
    • Fornire servizi accessibili a persone diverse tra loro (tenendo conto dello studente nella sua più ampia gamma, cercare piste personalizzate con una visione di più ampio respiro)
    • Se abbiamo persone che non vogliono usare le tecnologie che facciamo? Se i familiari non sono d’accordo è dura, anche a scuola la gestione delle nuove tecnologie quando non passa attraverso i genitori non si riesce a fare leva
    • Operatori, competenze e atteggiamenti vanno aggiornati con elevata velocità
    • Familiari: com’è l’ambiente e quanti soldi hanno?
    • Tipologie di fruizione documenti accessibili e siti web
    • lavoro a distanza
    • interventi a distanza (validati dalla ricerca intervento sulle tematiche della depressione, fatto solo con utilizzo di posta email, sono valide per tutti?)
    • elementi da considerare barriere contro le facilitazioni, di tipo linguistico e tecnologico
    • rapporto costi/benefici, necessità di strumenti e formazione
    • interventi interdisciplinari, ci sono esperti che possono vedere da punti di vista diversi
    • partecipazione vs isolamento
    • aspetti legislativi come tutela della privacy che non abbiamo ancora previsto ad esempio se faccio interventi con skype devo garantire che non ci siano altri ad ascoltare)
    • uso di un linguaggio datato, che appartiene a tempi lontani come handicappato, affetto da, ecc.

    Idee e proposte:

    • Ci sono sistemi europei, sistemi Eastim (http://www.eastin.eu), mercato europeo degli ausili dove c’è un problema di ridondanza. L’anziano deve avere poche informazioni e ben chiare.
    • I finanziamenti della AD potrebbero essere destinati a motivare la formazione all’interno delle associazioni. Quindi ruolo delle associazioni sull’inclusione
    • pensare a come recuperare, pensare a facilitatori specifici del linguaggio digitale, nel posto dove ti rechi o che vengono da te.
    • Il digitale è importante perché abbiamo una barriera di tipo comunicativo ma a livello di sordità il digitale serve moltissimo.
    • Pensiamo a come facilitare chi deve fare mille visite al mese, commissioni, accertamenti di invalidità.
    • L’inclusione al turismo, è un esempio importante, credo sia un punto da tenere in considerazione, il primo passo è uscire di casa, se uscire è difficile questo non si fa.
    • Potrebbe essere interessante focalizzarci su altri due aspetti: la logica della abilitazione e la logica della personalizzazione. Abbiamo difficoltà a ripensare le cose che facciamo e quindi come re-immaginare i sistemi di cura.
    • Riuscire a ri-motivare gli operatori comunali per fare servizi migliori. Accessibilità da parte degli operatori comunali a diversi database; integrazione sociosanitaria va bene ma nei comuni non si vedono tante informazioni.
    • Certe informazioni su persone che hanno certe disabilità si potrebbero avere bypassando il limite dato dalle norme sulla privacy se si chiede al cittadino stesso l’autorizzazione per accedervi;
    • Stiamo parlando molto di sanità, ma questo è il tavolo politiche sociali, parlando di inclusione mi vengono in mente altre cose. E’ la relazione quella cosa che ti fa muovere e imparare. Io investirei in formazione, ma non è formata la società ad una cultura inclusiva, che ci permette di partecipare assieme.
    • Mappare i luoghi con una cultura inclusiva e una disposizione al benessere, una sorta di Trip Advisor di luoghi includenti?
    • Ci stiamo dimenticando della sordità, dove non esiste mediazione. In pronto soccorso il medico parla dietro una mascherina e quindi non è più accessibile, non vedo le labbra. Sono le cose piccole e concrete che creano o meno inclusione.
  • #3461

    davde itineraria

    Grazie per le importanti riflessioni pubblicate, ma soprattutto per l’imponente impegno profuso dalla regione e dal Vice Presidente Forcolin, nella realizzazione del percorso dell’Agenda Digitale del Veneto 2020. Particolarmente interessante, per noi, il tema legato all’innovazione nel sociale e alla PA, a proposito del quale abbiamo sviluppato un progetto di empowerment sociale e di cittadinanza attiva rivolto agli over 65 delle comunità locali, per favorire l’avvicinamento e l’inclusione digitale delle persone non connesse al web .
    Un progetto di respiro nazionale, frutto di anni di studio e ricerche, che abbiamo messo a punto dopo molti incontri di condivisione e partecipazione collettiva un po’ in tutta Italia, con associazioni, enti pubblici, assistenti sociali, aziende, ecc., e che cerca di rispondere alla domanda : “…Se abbiamo persone che non vogliono usare le tecnologie che facciamo? ”
    Non solo alfabetizzazione e tecnologia, infatti, ma “crescita inclusiva e digitale” per le persone, finalizzata all’uso quotidiano del digitale e alla fruizione partecipata dei servizi resi dalle Pubbliche amministrazioni locali.
    Quest’ultime ancora inverosimilmente “escluse” DA questa nuova rivoluzione comportamentale che coinvolge ormai tutta la società civile.
    Ne è scaturita una progettazione “del fare”, fatta di strumenti di comunicazione e attività abilitanti partecipate e inclusive, in grado di modificare, a nostro avviso, con efficacia, i comportamenti delle comunità locali e rurali del Veneto, sviluppando empatia e non rifiuto nei confronti del digitale.
    Un sistema organizzato capace di ridurre nelle comunità locali e rurali, il digital-divide e l’isolamento nelle persone over 65.
    Ci piacerebbe parlarne assieme…
    Con cordialità Davide

  • #3672

    Carlo63

    C’è un servizio australiano che ricorda tripadvisor e permette di valutare e recensire locali e luoghi e servizi adatti a utenti con disabilità; si chiama Clickability (https://clickability.com.au/) ed è una piattaforma a disposizione degli utenti, ma gestita e monitorata.

    Possiamo adattare l’idea e pensare che la Regione o i servizi sociali regionali possano proporre un servizio simile?

    Carlo

  • #3712

    davide Itineraria

    una buona idea ci sembra quella di utilizzare insieme le risorse di FSE e FESR (forse qualche cosa è già presente nel POR), per dar vita ad un nuovo modo di interpretare il welfare di comunita, favorendo lo sviluppo di progetti ed iniziative collaborativi sui territori , rivolti alla crescita digitale e sociale di aziende, famiglie e persone. Non più solo assistenzialismo fine a sè stesso, ma un sistema che via via diventa, autonomamente, anche motore di sviluppo locale e di innovazione sociale. Noi la macchina da corsa l’abbiamo già. Aspettiamo solo un via….. 🙂

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